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mercoledì 16 luglio 2025

Creare come atto di cura

🌸 Fin da piccola, disegnare è stato il mio modo naturale di stare al mondo.

Non saprei dire quando ho cominciato: è come se ci fosse sempre stato. 

Anche mia mamma amava disegnare.

Forse è da lei che ho ereditato questo gesto silenzioso,  il bisogno di fermare un'emozione con una linea, con un colore, una forma. 

Col tempo il disegno è diventato pittura: olio, acrilico, acquarello, stoffa e  ceramica decorata, a volte collage, a volte parola.

Scrivevo anche un diario, fin dai 15 anni.

Era il mio rifugio, il mio spazio. 

E da quelle pagine, piano, piano sono nate anche piccole poesie.

Erano semplici, ma vere.

Come germogli che sbocciano nel silenzio, quando nessuno guarda. 

Senza saperlo, stavo cercando un linguaggio, uno spazio in cui esprimere ciò che a voce non trovava forma. 

Mettere le mani nei colori, nei materiali, nelle immagini...era un modo per ascoltarmi.

Non era solo un gesto creativo: era un gesto di cura, anche quando non ne ero pienamente consapevole.

Poi ho scelto di approfondire.

Mi sono formata come operatrice in arteterapia con Artedo, perché sentivo il bisogno di dare radici a quel sentire, di conoscere meglio il linguaggio che già abitava le mie mani da sempre. 

Non ho scelto la formazione solo per arricchire i miei laboratori, ma perché questa strada è profondamente mia. 

Volevo accompagnare con l'arte, creare spazi in cui le persone potessero sentirsi accolte, viste, libere di esprimersi. 

Per me l'arteterapia non è mai stata "un mestiere da aggiungere", ma una vocazione che stava già crescendo, silenziosa, dentro ogni mio gesto creativo.

In questi anni ho vissuto e osservato quanto il creare possa essere trasformativo, anche nei gesti più piccoli: una mano che si muove sul foglio, un oggetto che prende forma, un colore che diventa voce. 

Mi torna in mente una bambina, durante un laboratorio.

Mi aveva raccontato che la notte non riusciva a dormire. 

Quel giorno avevamo creato degli acchiappasogni, intrecciando fili, perline, piume e desideri.

Quelle piccole creazioni, ispirate a un'antica leggenda dei nativi americani, sono simboli di protezione.

I sogni belli passano attraverso la rete e scendono  lungo le piume fino a raggiungere chi dorme. Quelli cattivi restano impigliati e si dissolvono con la luce del giorno. 

Qualche tempo dopo, la bambina mi disse con un sorriso: "Sai, maestra l'acchiappasogni funziona!! Da quando l'ho appeso nella mia cameretta non ho più fatto un brutto sogno..!"

Chissà se è stato davvero l'acchiappasogni...o il fatto che, finalmente, qualcuno l'aveva ascoltata, le aveva dato tempo e uno spazio in cui esprimersi.

Credo che entrambe le cose contino.

E che quando si crea con il cuore, qualcosa dentro si placa. 

Oggi, più che mai, credo che creare sia un atto di fiducia. 

Una forma gentile di resistenza.

Un modo per ricordarci che non siamo fatte solo di doveri, ruoli e obiettivi...

ma anche di visioni, intuizioni, domande.

E’ bellezza che chiede spazio.

Non serve essere brave, non serve saper disegnare. 

Serve solo fermarsi, accogliere e lasciare che qualcosa si trasformi, dentro e intorno a noi.

Questa per me, è arteterapia.

Non qualcosa di distante, da manuale.

Ma un modo di stare. Di ascoltare. Di restare umani. 

A chi sta cercando un modo per ritrovarsi:

inizia da un foglio bianco,  da un gesto semplice.

Da un colore che ti chiama.


A volte, la cura comincia così.




 




  

lunedì 14 luglio 2025

In cammino (Senza clamore)

🌿 Per molto tempo ho lavorato in silenzio.

Ho ideato laboratori, raccolto materiali,  inventato percorsi.

Ho cercato risposte anche nella formazione: libri, corsi, workshop, studi sull'arteterapia, tutto ciò che potesse aiutarmi a dare senso e forza a ciò che facevo.

Mi sono adattata, accettando poco riconoscimento e talvolta una certa indifferenza  -  non per ingenuità, ma perché volevo continuare il mio cammino.

Credevo che, con il tempo, la mia voce avrebbe trovato il modo di farsi sentire.

Queste righe raccontano una parte di quel percorso.

Le condivido con chi si è sentita inadeguata, messa da parte, sottovalutata, e con chi continua a seminare, anche senza applausi.

Spero che queste parole possano essere un piccolo conforto e un incoraggiamento a non smettere mai di credere in sé.


Storia di una creativa che ha creduto nei semi del proprio lavoro.

Per tanto tempo ho cercato un posto dove poter seminare davvero, dove l'arte non fosse solo un "lavoretto", e i bambini venissero visti come persone non come numeri da gestire. 

Non sempre è stato così.

Ho vissuto esperienze in cui il mio lavoro è stato accolto con gentilezza e sincero interesse, ma ho anche incontrato ambienti più chiusi, dove la creatività veniva accolta con sospetto, e dove, a volte, si respirava una sottile competizione - persino tra adulte che avrebbero potuto scegliersi come alleate. 

Col tempo ho imparato a riconoscere questi segnali, a distinguere gli spazi che accolgono davvero da quelli che semplicemente utilizzano e a scegliere con cura dove riversare energia, attenzione e idee.

Qualcosa però sta cambiando, forse non con la velocità che speravo, ma con radici più salde e vere.

Ad ogni nuova pagina, mi ricordo che non servono grandi spazi per far fiorire un'idea, ma mani sincere, occhi attenti, e il tempo giusto per lasciarla sbocciare. 

A chi sta camminando in silenzio, a chi semina senza clamore: 

non smettere.

Anche se tutto sembra arido,

c'è una stagione che sta per arrivare.

E sarà tua.


Grazie per aver letto. Se sei arrivata fin qui, grazie di cuore. 

Ricorda: ogni passo, anche il più piccolo, conta.

Ogni seme piantato può fiorire, anche quando nessuno sembra guardare. 

Anche se non tutto è chiaro, anche se a volte si inciampa, restare in cammino è un atto di fiducia.

Siamo in cammino. Tutte.

E a volte basta  una parola sincera per ricordarci che non siamo sole. 

Il bello deve ancora venire.  


A piccoli passi, 

Daniela